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Angels non proprio angeli

Posted on 3 Ottobre 20262 Ottobre 2026 by Paolo Bonanni

(Daily Telegraph) Charlie’s Angels tra cocaina, eccessi e l’eterno dubbio femminista. “Time” le celebrò come le “superdonne della tv”, ma le tre detective hanno diviso il pubblico fin dal primo episodio. Mezzo secolo dopo, anche i conti economici raccontano un’altra storia.

Quando nel 1968 Leonard Goldberg e Aaron Spelling presentarono il progetto alla rete ABC, un dirigente liquidò la proposta come la peggiore idea mai sentita e chiese di ordinare la colazione. La serie si chiamava allora “Alley Cats” e ruotava attorno a tre “belle investigatrici private” di Los Angeles al servizio di un capo senza volto. A spaventare la rete non era l’ambiguità del progetto ma la presenza di tre protagoniste femminili, una scelta che, nonostante la seconda ondata femminista, appariva ancora troppo rischiosa.

Il via libera arrivò anni dopo. Con Farrah Fawcett, Jaclyn Smith e Kate Jackson nei panni di Jill, Sabrina e Kelly, Charlie’s Angels debuttò nel 1976 e fu subito un fenomeno. Gli ascolti schizzarono alle stelle, ogni minuto pubblicitario valeva 100 mila dollari, un record per una serie televisiva, e a un mese dal lancio le tre attrici conquistarono la copertina di Time.

A riaccendere i riflettori è ora il libro della Smith “I Once Knew a Guy Named Charlie”. L’attrice racconta di aver declinato l’invito a un rapporto a tre ricevuto alle Hawaii da Tanya Roberts, entrata nel cast nell’ultima stagione, e dal marito.

Sostiene inoltre che sul set la cocaina circolasse “costantemente” e descrive le sfuriate di Jackson. Ricorda anche gli eccessi della fama: pasti gratuiti, regali quotidiani, inviti sugli yacht e un’offerta da un milione di dollari ciascuna di Hustler per posare nude, respinta.

Sul valore dello show il giudizio resta diviso

Smith definisce pionieristico lo show, il ritratto di donne indipendenti sul piano emotivo ed economico, e cita le lettere di ringraziamento delle fan. I critici parlarono invece di “jiggle tv”, per l’insistenza della telecamera sui corpi delle attrici. La stessa Fawcett ironizzò che il primo posto in classifica si dovesse al fatto che nessuna portava il reggiseno, mentre il “New York Times” vide la serie in bilico tra sessismo e femminismo di facciata.

Il progetto era firmato da un team creativo di soli uomini, con 20 mila dollari a episodio per i costumi e la richiesta di Spelling di un bikini in ogni scena. Le trame si reggevano su travestimenti ammiccanti e molestie accolte con un sorriso imbarazzato. Charlie, che presenta le agenti come “tre bambine”, appare insieme liberatore e padrone. Smith respinge l’accusa di sfruttamento e parla di una “filastrocca” pensata per le famiglie.

Disparità anche economiche

John Forsythe, voce di Charlie, avrebbe guadagnato 100 mila dollari senza mai mettere piede sul set, mentre Smith ne incassava 3 mila a puntata nella prima stagione. Turni da 14 ore avrebbero contribuito alla fine dei matrimoni delle tre protagoniste. Fawcett, pagata 5 mila dollari a episodio, ne ricevette 40 mila per il celebre poster in costume rosso, che con 12 milioni di copie resta il più venduto di sempre.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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