(Le Monde) Dopo le Torri Gemelle nel 2001 gli attori in grado di interpretare personaggi arabi hanno trovato più lavoro a Hollywood, quasi sempre nei panni del terrorista. Solo negli anni Venti la televisione americana ha raccontato le comunità musulmane degli Stati Uniti.
Venticinque anni fa i telespettatori americani videro comparire sugli schermi una nuova generazione di cattivi. Arrivavano dall’Oriente e presero quasi di colpo il posto dei loro predecessori dell’Europa dell’Est. Il cambiamento più evidente riguarda “24”. La prima stagione, trasmessa nel novembre 2001 ma girata prima degli attentati, opponeva Jack Bauer (Kiefer Sutherland) a un’organizzazione ultranazionalista serba. Più avanti il nemico diventò una cellula terroristica araba decisa a far esplodere una bomba atomica a Los Angeles.
Gli attori capaci di interpretare personaggi arabi, spesso provenienti dalle diaspore iraniane o dal subcontinente indiano, divennero improvvisamente molto richiesti. Quasi sempre però recitavano la parte di terroristi o, nel migliore dei casi, di pentiti.
Nel saggio “The TV Arab” (1984) lo studioso Jack G. Shaheen riassumeva i ruoli riservati agli arabi nella televisione americana in tre figure: miliardari, terroristi e danzatrici del ventre. I primi discendevano dallo “Sceicco” interpretato da Rodolfo Valentino nel 1921. I secondi erano palestinesi che mettevano in difficoltà poliziotti e agenti segreti. Le terze aggiungevano un tocco di esotismo a una tv pensata per le famiglie. Erano tutti stranieri.

Un cittadino americano di fede musulmana sembrava inconcepibile, con l’eccezione di Kareem Said, leader afroamericano di un gruppo di detenuti musulmani nella serie “Oz” (1997-2003). Dalla metà degli anni Settanta gli shock petroliferi trasformarono i principi orientali in sospetti acquirenti delle ricchezze americane.
L’11 settembre cambia tutto
Paradossalmente, l’11 settembre costrinse gli sceneggiatori a portare i personaggi musulmani sul suolo americano, per dare forma alla minaccia delle cellule dormienti. Già nel 2005 “Sleeper Cell” seguiva un agente dell’Fbi di origine araba impegnato a smantellarne una. Il caso più clamoroso è quello del sergente Nicholas Brody in “Homeland” (2011-2020). Nato in California, convertito durante la prigionia, rientra in patria da eroe e incarna la paura che il nemico possa corrompere i migliori tra gli americani.
Intanto l’età d’oro della serialità portava personaggi più complessi. In “Lost” c’era Sayid Jarrah, ex ufficiale della Guardia repubblicana di Saddam Hussein, eroico e traumatizzato. Nel 2018 “The Looming Tower” raccontava Ali Soufan, agente dell’Fbi di origine libanese.

Da Ramy a Ms. Marvel
La svolta è arrivata con il comico Ramy Youssef. “Ramy” (2019-2022) segue un giovane del New Jersey di famiglia egiziana, e il successo di critica ha aperto la strada ad altri titoli come “Mo” e “Deli Boys”, cancellata da Disney nel giugno 2025. Il punto più alto è stato “Ms. Marvel” (Disney+, 2022), la cui supereroina di origine pakistana va in moschea ogni venerdì.
La serie è stata accolta bene ma ha subito attacchi online per abbassarne i voti sui siti di recensioni. Da gennaio 2025 nessuna nuova serie con personaggi musulmani ambientata negli Stati Uniti è arrivata sugli schermi.