(Guardian) Eli Lilly, produttrice di Mounjaro, era tra gli sponsor di Vogue World a Milano. Associazioni per i disturbi alimentari e studiosi parlano di un’alleanza “problematica”: le passerelle sono tornate a privilegiare corpi sempre più esili, e l’arrivo dei produttori di farmaci anti-obesità nel mondo della moda riaccende il dibattito sull’inclusività.
Sul palco milanese della quinta edizione di Vogue World, l’evento supervisionato da Anna Wintour, la scena se la sono presa Gigi Hadid e Jennifer Lopez. A far discutere, però, è stato uno dei finanziatori. Tra gli sponsor elencati nei crediti compariva Eli Lilly, colosso farmaceutico americano che produce, fra gli altri, l’iniezione dimagrante Mounjaro e la pillola Foundayo. La casa farmaceutica era indicata come partner “adiacente alla moda”.
Non è stato un debutto. L’azienda aveva già sostenuto l’edizione 2025 di Vogue World a Hollywood e, quest’anno, c’è stata la diretta streaming del Met Gala, accompagnata da un video promozionale con l’attore Patrick Schwarzenegger e il marchio Public School. Nessun accordo collegava esplicitamente i farmaci al magazine. Il binomio tra grandi eventi di moda e un produttore di trattamenti per la perdita di peso ha comunque attirato dure critiche da associazioni ed esperti.

Magrezza “ideale”?
Per Charlotte Markey, docente di psicologia alla Rutgers University, la magrezza torna a essere proposta come ideale, con l’aggravante che oggi appare raggiungibile per via medica. La fusione tra marketing della moda e marketing farmaceutico, osserva, trasforma un medicinale soggetto a prescrizione in un tassello di uno stile di vita aspirazionale.
Lauren Downing Peters, del Columbia College di Chicago, vi legge il segno di quanto i farmaci GLP-1 siano ormai normalizzati. Tom Quinn, dell’associazione britannica Beat, giudica l’intesa allarmante e ricorda che questi farmaci possono attrarre fortemente chi soffre di disturbi alimentari.

Partnership discutibile
A Milano la partnership comprendeva anche Portrait of Progress, un video prodotto da “Vogue” con Eli Lilly che accostava l’innovazione farmaceutica alla manifattura sartoriale. Il filmato non citava i farmaci dimagranti. Secondo Downing Peters, però, presentava la salute come condizione preliminare della creatività.
Lo sfondo è quello di un’azienda in piena espansione. Il mese scorso il Regno Unito è stato il primo Paese europeo ad approvarne la pillola dimagrante. Negli Stati Uniti Lilly controlla oltre il 60% del mercato dei farmaci per diabete e obesità, con una valutazione di mille miliardi di dollari. Intanto la moda sembra aver invertito la rotta sull’inclusività.
Secondo un rapporto di Vogue Business, dei 9.038 look presentati nelle sfilate donna del settembre 2025 il 97,1% è stato indossato da modelle di taglia standard, appena lo 0,9% da modelle curvy e il 2% da taglie intermedie. Tra le cause si indica anche l’uso dei GLP-1 a scopo estetico.