(Le Monde) Dal Libano all’Ucraina, i fotografi riuniti a Visa pour l’image raccontano come i droni abbiano cancellato il confine tra fronte e retrovia. Rilevatori e disturbatori di frequenza sono diventati strumenti di sopravvivenza.
Libano, Ucraina, ma anche Sudan, Congo, Birmania: ovunque i droni sono veri robot killer che impongono ai reporter ostacoli senza precedenti. Il fotografo libanese Mohammad Yassine, dell’Orient-Le Jour, racconta come impediscano a migliaia di persone di tornare nei villaggi distrutti del sud e ai giornalisti di documentarne l’annientamento. Ibarra Sanchez descrive un lavoro stretto tra l’autorizzazione di Hezbollah necessaria per ogni spostamento e i droni israeliani che, secondo lui, colpiscono civili nonostante il cessate il fuoco. Tutto, sostiene, concorre a rendere questa guerra silenziosa, senza immagini.
In Ucraina, dove oltre la metà dei morti sarebbe causata da questi ordigni, la minaccia è ancora più acuta. Tyler Hicks che ha coperto Afghanistan, Iraq e Libano, dice di non aver mai visto uno sviluppo tecnologico così rapido e spaventoso: nel febbraio 2022 si combatteva con armi tradizionali, poi sono arrivati piccoli droni pilotati da un computer come in un videogioco, che nell’est del Paese colpiscono soprattutto di notte veicoli, edifici e giornalisti, terrorizzando la popolazione più dei missili balistici.

Impressionante escalation
Girbes, freelance nel Donbass dal 2017, ricostruisce l’escalation. Nel 2023 i droni Mavic sganciavano granate su distanze di 5-10 chilometri; presto hanno trasportato mine anticarro e cariche di tritolo. Poi i kamikaze FPV, capaci di 150 chilometri orari, «come una pallottola, ma con gli occhi». Quindi i droni a fibra ottica, con un raggio di 25-50 chilometri e insensibili ai disturbatori. Infine, da pochi mesi, quelli guidati dall’intelligenza artificiale, che decidono in autonomia se uccidere.

Troppi morti per un’immagine
In questo scenario la distinzione tra fronte e retrovia perde senso. Il 3 ottobre 2025 il fotografo Antoni Lallican è stato ucciso da un drone a 21 chilometri dalla prima linea; venti giorni dopo sono morti in un attacco analogo i reporter ucraini Olena Hramova e Yevhen Karmazine. Per difendersi esistono droni rilevatori da circa 700 euro e canali Telegram utili a leggere la situazione in tempo reale, ma contro gli FPV serve un jammer.
Molte testate, New York Times compreso, esitano a fornire il jammer perché considerato equipaggiamento militare. Hicks pone l’alternativa in termini netti: o si smette di inviare giornalisti, o li si dota di disturbatori. Girbes ricorda che la fibra ottica rappresenta solo il 20% della minaccia: con un jammer, il resto del rischio scompare. Per ora, conclude, si può soltanto riconoscere il sibilo e cercare riparo.