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L’Indonesia respira plastica

Posted on 29 Settembre 202628 Settembre 2026 by Paolo Bonanni

(New York Times) Nel Paese con il più alto consumo involontario di microplastiche al mondo, quasi metà dei rifiuti plastici viene bruciata all’aperto. Le particelle tossiche finiscono nell’aria, nei fiumi e nel pesce destinato all’export. Dagli incendi delle discariche di Giacarta alle lavatrici di casa, le fonti di contaminazione si moltiplicano. Il governo promette interventi, ma gli ambientalisti dubitano che le scadenze saranno rispettate.

Per dieci giorni, lo scorso luglio, la discarica di Jatiwaringin, alle porte di Giacarta, è bruciata senza sosta. Il fumo ha avvolto i quartieri circostanti e centinaia di residenti sono stati curati per infezioni respiratorie acute. Tra gli inquinanti dispersi c’erano miliardi di minuscoli frammenti di plastica, abbastanza piccoli da essere inalati. Un episodio eccezionale per durata e dimensioni, ma non per natura: in Indonesia bruciare l’immondizia è una pratica quotidiana.

Secondo uno studio della Cornell University pubblicato nel 2024, l’Indonesia detiene il primato mondiale per ingestione di microplastiche: in media ogni abitante ne assume circa 15 grammi al mese, l’equivalente di tre carte di credito. Il Paese è anche tra i primi per concentrazione di particelle nell’aria. L’organizzazione ambientalista Ecoton le ha rilevate in 18 città, con i valori più alti proprio nella capitale.

Il problema affonda le radici in una gestione dei rifiuti cronicamente inadeguata. Nel 2023 quasi la metà della plastica prodotta nel Paese è stata bruciata all’aperto, e secondo un sondaggio del ministero della Salute il 57% delle famiglie brucia i propri rifiuti, benché sia illegale. La media globale è del 14%.

Fuori dalle città la raccolta è quasi assente e il riciclo resta raro. Le discariche stesse sono una minaccia: a luglio le autorità hanno bagnato preventivamente Bantar Gebang, a Giacarta, un cumulo più alto della Statua della Libertà, per timore che il metano intrappolato prendesse fuoco.

Le conseguenze superano i confini nazionali

Secondo le Nazioni Unite, l’Indonesia è il secondo inquinatore di plastica degli oceani dopo la Cina, e i ricercatori hanno trovato microplastiche in mante, pesci latte e dentici, specie di un’industria ittica che esporta oltre un milione di tonnellate l’anno verso Asia e Nord America.

Sugli effetti per la salute la scienza è ancora agli inizi. Uno studio del New England Journal of Medicine del 2024 ha rilevato che i pazienti con microplastiche nelle placche carotidee avevano un rischio 4,5 volte superiore di infarto, ictus o morte nei 33 mesi successivi. Nessuna ricerca, però, dimostra ancora un rapporto di causa-effetto, e gli esperti ammettono di non sapere quale livello di esposizione sia dannoso. Limitarla, osservano, resta comunque una scelta prudente.

Colpa delle lavatrici

C’è poi una fonte meno visibile: le lavatrici. Le fibre sintetiche rilasciate durante il lavaggio finiscono nei fiumi senza filtri, e secondo Ecoton rappresentano quasi metà delle microplastiche nei 68 corsi d’acqua campionati. Quando i fiumi si seccano, le fibre si sollevano nell’aria e ricadono con la pioggia.

Il governo ha fissato al 2027 la scadenza per eliminare le discariche a cielo aperto e promette un monitoraggio con l’Organizzazione mondiale della sanità. Gli ambientalisti sono scettici. Cordova, intanto, ha comprato un purificatore d’aria e ha ridotto la centrifuga della lavatrice.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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