(Liberation) Il presidente Trump ha pubblicato il bozzetto, probabilmente generato con l’intelligenza artificiale, di una nuova divisa per la Space Force. Il modello si ispira dichiaratamente a “Starship Troopers”, film satirico che riprendeva l’estetica nazista per denunciare il fascismo. Dalle passerelle allo Studio Ovale, il nero, il cuoio e il collo chiuso tornano a parlare il linguaggio del potere.
Un tempo i presidenti avevano dei sarti. Donald Trump sembra invece avere un generatore di immagini. Dopo il cappellino Maga, la cravatta rossa e l’abito blu notte, il presidente americano si cimenta con un nuovo terreno: lo stile militare. Domenica ha pubblicato su Truth Social il bozzetto di una possibile uniforme per la Space Force, il ramo delle forze armate da lui voluto nel 2018 per assicurare agli Stati Uniti il dominio dello spazio.
Grigio antracite, collo alto, cintura, stivali e berretto neri: secondo l’autore, l’insieme fa pensare più a un antagonista scartato da un film Marvel che a un militare. Il risultato avrebbe almeno un merito, quello di rendere immediatamente riconoscibili i cattivi.
Non sarebbe un caso, poiché il modello si dichiara “ispirato” all’uniforme di “Starship Troopers”, il film di Paul Verhoeven del 1997. Quella satira del militarismo e del fascismo attingeva volutamente all’estetica nazista: il regista ha spiegato di aver ripreso i codici dei film di propaganda di Leni Riefenstahl, fino a inserire un personaggio in divisa da SS.

L’aspetto più rilevante è però un altro: l’uniforme non esiste. Esiste soltanto come immagine, con ogni probabilità prodotta dall’IA, come già era accaduto con il video sulla “Riviera del Medio Oriente” a Gaza. Trump, scrive Fofana, non si limita più a esercitare il potere in modo solitario, ma ne genera anche l’apparenza. Rispettabilità ed esemplarità diventano parole vuote di cui non ci si cura più.
Questa estetica circola già nella moda
Il marchio Enfants Riches Déprimés ha fatto del cuoio nero, dei simboli sulfurei e dei riferimenti fascisti, massonici o satanici un linguaggio per una gioventù dorata e disincantata, arrivando di recente a far sfilare Marilyn Manson davanti alla scenografia di una donna nuda incatenata.
Il presidente e la griffe non giocano nello stesso campionato, ma condividono un’idea: l’abito costruisce un atteggiamento prima ancora di essere un capo. Il nero per l’autorità, il cuoio per la virilità, il colletto chiuso per la disciplina, gli stivali per il comando.

Vestiti “autoritari”
La cultura pop ci ha insegnato a riconoscere i regimi autoritari dal loro costume, al punto che basta una giacca nera ben tagliata per capire chi sia il Bad Guy. Da qui il paradosso dell’epoca: a forza di voler apparire potente, il potere finisce per vestirsi come moda e cinema immaginano il cattivo. E il cattivo non è più la figura da detestare, ma un modello a cui tendere.
Dopo gli slogan, i monumenti e i ritratti ufficiali, arriva dunque il look presidenziale generato dall’IA. Resta da capire se i Guardians, i membri della Space Force, lo indosseranno mai.