(Le Parisien) Tra parchi acquatici, autoscontro e boutique Rolex, La Corea del Nord punta sui consumi interni per intercettare il denaro accumulato ai margini del sistema. Dietro la facciata scintillante dei nuovi complessi turistici restano fame diffusa, sanzioni internazionali e un regime che non rinuncia ai test missilistici.
Kim Jong-un ha una passione dichiarata per i luna park. Fin dai mesi successivi alla sua ascesa al potere, nel 2012, il leader nordcoreano si è mostrato sorridente sulle montagne russe di Rungra, a Pyongyang, e la stessa scena si è ripetuta lo scorso giugno a Wonsan Kalma, dove ha accompagnato la figlia Kim Ju-ae tra gli scivoli di un gigantesco parco acquatico. Secondo una recente biografia del dittatore, l’infanzia del giovane Kim fu segnata da lunghe estati oziose, mentre da adolescente, durante gli studi in Svizzera, non disdegnava viaggi a Disneyland Paris.
Inaugurato l’anno scorso, il complesso di Wonsan Kalma punta innanzitutto sui turisti cinesi e russi, fonte preziosa di valuta estera per un Paese ancora sotto embargo delle Nazioni Unite. Ma il regime guarda ormai anche ai risparmi accumulati dai propri cittadini.
Negli ultimi dieci anni le importazioni cinesi di attrezzature per il tempo libero sono cresciute vertiginosamente: il materiale da massaggio è aumentato di quaranta volte, i tapis roulant di sei volte. Nella capitale sono comparsi cappuccini, ristoranti che servono foie gras e persino boutique Rolex, mentre il complesso di Wonsan Kalma, capace di ospitare ventimila persone, sarebbe stato frequentato da oltre trecentomila nordcoreani nella seconda metà del 2025, secondo l’ambasciata cinese.

Una svolta consumistica
Il cambiamento affonda le radici nella carestia degli anni Novanta, che fece collassare il sistema di distribuzione statale e spinse la popolazione a organizzarsi autonomamente attraverso i jangmadang, mercati semi-privati nati dalla necessità e progressivamente tollerati. Da quell’economia informale è emersa, trent’anni dopo, una vera e propria classe media. È proprio quel capitale, a lungo rimasto ai margini del sistema, che Pyongyang intende ora far rientrare sotto il controllo statale, in un’operazione insieme economica e politica.

Quasi metà del Paese è denutrito
La Banca di Corea stima una crescita del 3,5% dell’economia nordcoreana nel 2025, dato che gli esperti invitano comunque a trattare con cautela. Il miglioramento resta infatti relativo: secondo le Nazioni Unite, il 43% dei nordcoreani soffre ancora di denutrizione e il 18% dei bambini presenta ritardi nella crescita. Nei parchi, targhe commemorative segnalano il passaggio dei dirigenti e all’ingresso di un complesso acquatico accoglie i visitatori persino una statua di cera di Kim Jong-il, padre dell’attuale leader.
Il 20 settembre, mentre le giostre giravano, Kim Jong-un supervisionava personalmente il test di un nuovo sistema missilistico presentato come ipersonico, ennesima messa in scena di un potere che intreccia propaganda, sicurezza e, ora, anche svago di Stato.