(Suddeutsche Zeitung) Nella capitale mondiale della profumeria, in Costa Azzurra, rose, gelsomini e tuberose subiscono da anni gli effetti del riscaldamento globale, con rese in calo fino al 40% e una superficie coltivata crollata da 2.000 a 40 ettari in un secolo. Tra siccità prolungate, gelate tardive e piogge violente, la tradizione secolare è messa alla prova, mentre l’industria del lusso guarda sempre più ai profumi di sintesi.
Da secoli Grasse, sulla Costa Azzurra, è la capitale mondiale del profumo: qui rose, gelsomini e tuberose alimentano l’industria della cosmesi di lusso, da Dior a Chanel. Ma questa tradizione è oggi minacciata dal cambiamento climatico.
Al Domaine de Manon, sette chilometri a est della città, si coltiva dagli anni Trenta la Rosa centifolia, raccolta tra le nove e mezzogiorno, quando il profumo è più concentrato. Carole Biancalana, produttrice di quarta generazione passata al biologico, osserva da dieci anni un clima sempre più instabile: siccità più lunghe, gelate tardive in primavera, piogge più intense quando arrivano. Quest’anno il raccolto è iniziato già a fine aprile anziché a maggio.
Le conseguenze non riguardano solo le quantità: secondo Anesia Dican, “naso” della maison Galimard, le ondate di calore possono alterare gli aromi o accorciare la fioritura, modificando il profilo olfattivo di gelsomino, rosa e lavanda.
Un’indagine dell’Università di Copenaghen conferma che le alte temperature modificano i composti aromatici delle piante; in Italia si è osservato lo stesso fenomeno sul bergamotto calabrese, da cui proviene oltre il 95% della produzione mondiale di quest’olio essenziale. Anche vaniglia (colpita dalle ondate di calore in Madagascar) e patchouli, coltivato nell’isola indonesiana di Célèbes, risentono della crisi climatica.

Arrivano gli ingredienti di sintesi
Di fronte a rese sempre più aleatorie, i grandi nomi della profumeria fanno crescente ricorso a ingredienti di sintesi, per garantire la costanza olfattiva di classici come lo Chanel N°5. Una scelta difesa da chi, come Benoît Verdier della maison parigina Ex Nihilo, sostiene che produrre in laboratorio sia anche più ecologico, evitando le emissioni legate all’importazione di fiori da tutto il mondo. Un argomento che non convince i coltivatori locali, i quali ricordano di essere responsabili solo del 5% dei consumi idrici della regione e di praticare pratiche agricole a basso impatto.

Una cittadina legata al profumo
L’economia di Grasse, dove profumeria e cosmesi generano il 90% dell’attività locale per un giro d’affari di 1,5 miliardi di euro l’anno, resta comunque esposta a questi rischi. Da vent’anni Carole Biancalana anima l’associazione Les Fleurs d’exception, che riunisce decine di produttori impegnati per un’agricoltura biologica e di filiera corta, capace di competere con la concorrenza estera a basso costo e con i prodotti di sintesi.
Nel frattempo, nelle strade di Grasse, visitata ogni anno da due milioni di turisti, cresce l’inquietudine per un futuro sempre più incerto, legato a doppio filo alle bizzarrie del clima.