(mynewsroom.it) Bende agli occhi e tanta sensibilità degli altri sensi per i giocatori non o poco vedenti alla ricerca del possesso del pallone dotato di sonagli. I compagni “immaginano” possesso della palla e lo gridano mentre i tifosi sono ovviamente in religioso silenzio per non disturbare i sensi dei giocatori.
Il calcio per non vedenti è praticato a livello nazionale in Spagna da oltre cinquant’anni ed è diventato uno sport a livello mondiale nel 1996 grazie alla International Blind Sports Federation.
In Italia si gioca da circa trenta anni. Inizialmente si giocava in 8 su campi in terra ma in seguito, come avvenuto in Spagna, il gioco diventa calcio a 5, giocato in campi con fondo sintetico o palestre con l’inserimento delle sponde, chiamato inizialmente (futsal). In Italia si giocano un campionato nazionale, la Coppa Italia e la Supercoppa gestiti dalla FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi).
Ogni giocatore (eccetto il portiere) indossa prima delle bende sugli occhi e poi una maschera imbottita, per azzerare qualunque residuo di vista e impedire vantaggi sleali a chi, pur non vedente ufficialmente, riuscisse a percepire ombre o sagome. Da qui in avanti, tutto passa attraverso altri canali sensoriali. Il pallone, dotato di sonagli interni, comunica attraverso il suono: un controllo netto o impreciso da parte dell’avversario, il rumore di un tiro, persino la superficie del terreno raccontano l’azione in corso.

Anche le scarpe sono speciali
Al tatto si affida invece la conduzione della palla: scarpe con suole sottili, quasi da corsa, permettono di sentire con precisione la pressione e la durezza del pallone sotto al piede. Non a caso, in allenamento i giocatori usano anche palloni tradizionali, silenziosi, per affinare la tecnica senza distrarre l’udito, riservato interamente all’ascolto del gioco. Anche l’olfatto gioca un ruolo: i deodoranti sono ammessi, i profumi no, perché lascerebbero una scia rivelatrice sulla posizione dei giocatori in campo.
La comunicazione tra compagni segue un codice essenziale e continuo: parole come “voy” per segnalare la propria vicinanza al pallone, oppure “vinto” e “perso” per indicare il possesso, scandiscono ogni fase dell’azione, spesso decisiva al centesimo di secondo. La stanchezza fisica, nel finale di partita, riduce proprio questa capacità di ascolto e di elaborazione continua delle informazioni, più che la resistenza muscolare in sé.

Un tifo silenzioso
I tifosi restano il più possibile in silenzio, affinché i giocatori possono “sentire” il pallone e gli unici altri suoni guida provenienti dal portiere, dall’allenatore, da un assistente (che si posiziona dietro la porta avversaria) e dai giocatori stessi, che devono gridare “Voy! Voy! Voy!” (che in spagnolo significa “Vado!”) prima di lanciarsi in un contrasto.
I giocatori di calcio per non vedenti devono prima percepire e comprendere lo spazio intorno a loro. Quindi, prima di una partita, camminano intorno al campo da gioco, misurando le distanze, familiarizzando con i confini del campo e individuando i pali delle porte, in modo da costruire una mappa mentale dello spazio prima di iniziare a giocare.