(The Economist) Il nuovo status symbol dei super-ricchi sono le bambinaie. Nell’universo delle grandi fortune, crescere i figli è diventato un lavoro da eseguire su turni, con stipendi da manager e requisiti da diplomatico poliglotta. Un mercato del lavoro sempre più esigente, dove comodità per i genitori e sacrifici personali per chi accudisce i bambini vanno di pari passo.
Un tempo bastava saper cambiare un pannolino e intrattenere un bambino al parco. Oggi, per prendersi cura dei figli delle famiglie più ricche del mondo, servono lauree prestigiose, più lingue straniere e la disponibilità a vivere su yacht e jet privati. È la fotografia di un settore, quello della “nannying” di fascia altissima, che negli Stati Uniti sta vivendo una crescita sorprendente, trasformando un mestiere tradizionalmente sottopagato in una professione capace di garantire stipendi paragonabili a quelli di un consulente di private equity — fino a 200.000 dollari l’anno per turni di dodici ore al giorno, sette giorni su sette, alternati a una settimana intera di riposo.
A raccontarlo è Anita Rogers, fondatrice dell’agenzia British American Household Staffing, che oggi conta migliaia di clienti e osserva come, rispetto a un decennio fa, la disponibilità a pagare cifre importanti sia ormai la norma tra le famiglie facoltose.
Accanto alla sua agenzia sono nate realtà più giovani che si contendono lo stesso mercato, mentre istituzioni storiche di formazione per governanti continuano a sfornare personale altamente specializzato.

Una tata e 12 collaboratori
Le mansioni di base restano quelle di sempre, ma il contesto le rende irriconoscibili: una tata può essere una tra una dozzina di collaboratori domestici, deve saper viaggiare su mezzi di lusso e adattarsi a richieste tanto eccentriche quanto pretenziose, dallo stirare quotidianamente la biancheria intima dei bambini al reperire scale per lampadine collocate a diversi metri d’altezza.
Se prima le famiglie più abbienti si affidavano a un mosaico di figure diverse durante la settimana, oggi si sta imponendo il modello della “tata a rotazione”: due professioniste che si alternano coprendo l’intera giornata, ogni giorno dell’anno, per cifre che raggiungono le centinaia di migliaia di dollari. Un sistema più comodo per i genitori, che riduce le interruzioni nella cura dei figli, e che offre alle lavoratrici intere settimane libere consecutive.

Non mancano i costi personali
Alcune tate raccontano di aver sacrificato la propria vita familiare per questa professione, trovandosi combattute tra la sicurezza economica del lavoro e il desiderio di costruirsi una famiglia propria. Nonostante le difficoltà, il fenomeno ha conquistato anche la cultura popolare: programmi televisivi hanno raccontato la vita di chi lavora al servizio dei ricchi, capovolgendo la fantasia dello spettatore. Non più il sogno di diventare ricchi, ma quello — altrettanto scintillante — di esserne al servizio.