(Financial Times) Da tre mesi i cittadini albanesi manifestano ogni sera contro un progetto alberghiero di lusso legato a Ivanka Trump e Jared Kushner, avviato in un’area marina protetta. Dietro le proteste ambientaliste emergono sospetti di corruzione e un dilemma geopolitico tra gli interessi americani e il percorso di adesione dell’Albania all’Unione Europea.
Dal 29 maggio, ogni sera, gruppi di cittadini albanesi si radunano davanti agli uffici del primo ministro Edi Rama. È la “rivoluzione dei fenicotteri rosa”, nata su una spiaggia del sud del Paese, a Zvërnec, dove le forze di sicurezza privata hanno affrontato i manifestanti riuniti contro un cantiere protetto da filo spinato.
Al centro della contestazione c’è un progetto alberghiero di lusso promosso da Ivanka Trump e dal marito Jared Kushner, ex consigliere della Casa Bianca oggi tornato agli affari privati. I due puntano su due isole della costa albanese, Zvërnec e, più al largo, Sazan: un lembo di terra di appena cinque chilometri quadrati ma dal peso strategico enorme, all’incrocio tra Adriatico e Mediterraneo, storicamente conteso da greci, romani, veneziani, ottomani e, in epoca comunista, avamposto sovietico soprannominato dalla CIA “Gibilterra rossa”. Oggi l’isola si trova anche sul tracciato del gasdotto Trans-Adriatico e al centro del parco marino nazionale Karaburun-Sazan, rifugio per specie migratorie come i fenicotteri.

Ciao ciao aree protette
Il governo albanese, uno dei più poveri d’Europa e fortemente dipendente dal turismo, ha però modificato nel febbraio 2024 la legge sulle aree protette, introducendo una deroga che consente la costruzione di strutture ricettive a cinque stelle anche in zone naturalistiche. La norma, approvata pochi giorni prima che Kushner ne desse notizia sui social, ha aperto la strada ai lavori a Zvërnec e acceso la prima protesta.
Il progetto, valutato tra 1,4 e 4 miliardi di dollari, rappresenterebbe fino al 15% del PIL albanese. Ivanka Trump ne ha raccontato una versione romanzata in un podcast lo scorso maggio, descrivendo di aver scoperto l’isola nuotando e percorrendola scalza. Una narrazione contestata dal sito investigativo Balkan Insight, secondo cui l’area resta disseminata di ordigni bellici inesplosi: oltre trenta tonnellate di munizioni sono state rimosse tra il 2013 e il 2015, e residuati bellici sono stati fotografati anche a pochi metri di profondità.

Sospetti di corruzione
Al di là della questione ambientale, a far esplodere la rabbia popolare è soprattutto l’opacità della procedura: la modifica legislativa ad hoc e lo status di “investitore strategico” concesso a Kushner a fine 2024 alimentano sospetti di corruzione, in un Paese dove pochi mesi prima la vice-premier Belinda Balluku si era dimessa per un’inchiesta analoga.
La vicenda mette Tirana in una posizione scomoda: da un lato l’esigenza di attrarre capitali americani, dall’altro gli obblighi ambientali richiesti da Bruxelles per il negoziato di adesione all’UE, avviato nel 2022. La commissaria europea Marta Kos afferma di aver ricevuto garanzie da Rama, ma la compatibilità tra il progetto e il diritto comunitario resta tutta da dimostrare. Intanto, per il terzo mese consecutivo, i fenicotteri restano in piazza.