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Le tante facce dell’ayurveda

Posted on 15 Settembre 202614 Settembre 2026 by Paolo Bonanni

(Le Point) Vata, pitta e kapha: tre forze che regolano equilibrio e squilibrio secondo un sapere millenario, oggi riscoperto in Occidente come chiave per comprendere anche i mali della modernità.

Poco conosciuta in Europa, l’ayurveda – letteralmente “scienza della vita” in sanscrito – è una delle discipline mediche più antiche dell’umanità. Nata dall’osservazione paziente della natura da parte dei rishi, i saggi indiani, e tramandata nei testi vedici, questa medicina tradizionale non separa il corpo dalla mente né l’individuo dal cosmo che lo circonda: tutto è connesso, interno ed esterno si rispecchiano continuamente.

Una branca dell’ayurveda è la swedana, un massaggio terapeutico a base di sudorazione interna. Il trattamento prevede l’uso di sacchetti caldi imbevuti di un’infusione di decine di erbe officinali, a loro volta immersi in un olio riscaldato altrettanto ricco di componenti vegetali. Applicata sul corpo disteso su un lettino, questa tecnica allevia dolori articolari e nevralgici, sia cronici sia acuti, ed elimina tossine accumulate.

Una cura completa richiederebbe sedute quotidiane per dieci, quindici o ventuno giorni consecutivi: un impegno ben diverso dalla sessione singola concessa a un giornalista in visita. La swedana risulta meno invasiva del panchakarma, la purificazione profonda che agisce attraverso quattro vie – vomito, purga, clistere o pulizia nasale (nasya) – a seconda dell’elemento in eccesso da riequilibrare.

Cinque elementi

Al centro di questa visione olistica sta il concetto di dosha, ossia ciò che può alterarsi nell’organismo. Dalla combinazione dei cinque elementi – etere, acqua, aria, fuoco, terra – nascono tre funzioni fondamentali. Il vata, unione di aria ed etere, genera movimento: chi ne è dominato è creativo, brillante, ma incline alla dispersione e all’ansia, e dovrebbe evitare luoghi ventosi prediligendo cibi caldi e orari regolari.

Il pitta, fusione di acqua e fuoco, governa la trasformazione e il metabolismo: caratterizza personalità decise, quasi manageriali, ma soggette a collera, che devono moderare alcol, fritture e piatti pesanti. Il kapha, infine, combina acqua e terra, offrendo stabilità e capacità di concentrazione, ma esponendo a inerzia e accumulo, fino – nella lettura ayurvedica – a possibili squilibri più gravi come cisti o tumori.

Troppi vata e pitta

Secondo l’ayurveda, il mondo contemporaneo soffrirebbe soprattutto di un eccesso di vata e pitta: ritmi frenetici che non lasciano tempo alla “digestione” delle esperienze, uniti a una competitività quasi febbrile. Nessuno, però, incarna un solo dosha in purezza: l’obiettivo resta un equilibrio tridoshico, un dialogo costante tra le tre forze che l’ayurveda insegna, da millenni, ad ascoltare.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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