(Frankfurter Allgemeine) L’aumento indiscriminato dell’automazione e la riconversione edilizia speculativa minacciano il tessuto sociale urbano. Dalla precarietà strutturale dei grattacieli newyorkesi alla sparizione del fattore umano nei servizi, il progresso tecnologico rischia di trasformare gli spazi pubblici in zone di transito automatizzate, sollevando interrogativi sulla sostenibilità sociale dell’attuale modello economico.
New York è attualmente teatro di un’accesa battaglia sociale che si manifesta attraverso l’iconica figura del “Ratty”, l’enorme topo gonfiabile utilizzato dai sindacati per denunciare condizioni di lavoro precarie e il dumping salariale. Al centro della protesta vi è il progetto di riconversione dell’ex sede di Pfizer in 1600 appartamenti, un piano emblematico delle sfide legate alla trasformazione di uffici vuoti in abitazioni.
Sebbene tale operazione sia politicamente auspicabile per mitigare la carenza di alloggi, il crollo parziale delle strutture evidenzia i rischi di un approccio che privilegia il profitto a scapito della sicurezza e della stabilità. La critica sindacale punta il dito contro gli investitori, accusati di sovraccaricare gli edifici esistenti per massimizzare il numero di unità abitative, mettendo in discussione l’equità dei benefici sociali generati da tali incentivi fiscali.

Bye bye contatti
Parallelamente a questa crisi edilizia, si osserva una mutazione radicale dei servizi in Europa. Viaggiare oggi significa sempre più confrontarsi con una realtà in cui il contatto umano è quasi del tutto eradicato. Dalla prenotazione di auto a noleggio gestita da algoritmi che non comprendono il linguaggio umano, fino agli hotel dove il personale è sostituito da schermi e tavoli di design, l’assenza di persone diventa la norma. Anche i supermercati seguono questa traiettoria: il personale viene sostituito da sistemi di scansione e sorveglianza per prevenire il furto, scaricando di fatto sul cliente il ruolo di cassiere.
Questo modello, guidato dalla necessità aziendale di ridurre i costi di gestione — dove il personale umano è considerato un onere finanziario maggiore rispetto alla perdita del 3,5% di fatturato causata da errori o furti alle casse automatiche — sta ridefinendo il concetto di spazio pubblico. La città rischia di smettere di essere un luogo di concentrazione di lavoro e scambio umano, diventando una zona di transito per robot e consegne a domicilio.

Il “robozene”
La sostituzione di massa dei lavoratori del settore terziario solleva un dilemma etico profondo: sebbene la robotizzazione generi nuovi posti di lavoro ad alta specializzazione, la transizione esclude chi perde il proprio impiego nelle mansioni di base.
Il progresso tecnico, privo di una visione sociale correttiva, rischia di svuotare le città dei loro ancoraggi umani, ponendo la questione se il futuro dell’urbanizzazione sia destinato a un “robozene” in cui l’efficienza algoritmica giustifica la totale sparizione del legame sociale.