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Gli umanoidi faranno le auto

Posted on 10 Settembre 202626 Agosto 2026 by Paolo Bonanni

(New York Times) Le grandi case automobilistiche, da BMW a Hyundai fino a Tesla, stanno testando robot umanoidi nelle linee di produzione, puntando su macchine capaci di muoversi e reagire come esseri umani. Gli esperti però avvertono: i guadagni di produttività promessi restano tutti da dimostrare. Mentre i costruttori cinesi hanno già un vantaggio tecnologico nel settore, sindacati e accademici si dividono tra chi vede nei robot un’opportunità di lavori più qualificati e chi teme sostituzione della manodopera e minori guadagni salariali.

Nello stabilimento BMW di Spartanburg, in South Carolina, un robot dalle sembianze umane, con uno schermo al posto del volto, si muove lentamente tra gli scaffali: afferra un pezzo, lo colloca su un carrello, lo trascina attraverso il capannone. I movimenti, ancora impacciati, ricordano più un operaio reduce da una nottata difficile che una rivoluzione industriale. Eppure, secondo i dirigenti dell’azienda, il ritmo di miglioramento di queste macchine è sorprendentemente rapido.

È il segnale di una svolta più ampia nel settore automobilistico. Per decenni le fabbriche hanno utilizzato robot fissi, capaci di svolgere un solo compito ripetitivo, come saldare telai o applicare adesivi. Oggi, invece, i principali produttori — tra cui Hyundai, Mercedes-Benz e Tesla — stanno investendo in robot umanoidi in grado di muoversi liberamente, rispondere a comandi vocali e adattarsi a situazioni impreviste, senza richiedere modifiche agli impianti esistenti.

Musk ci crede molto

Elon Musk, amministratore delegato di Tesla, è tra i più convinti sostenitori di questa tecnologia: l’azienda ha addirittura interrotto la produzione di due modelli in uno stabilimento californiano per fare spazio al progetto del suo robot umanoide, presentato come elemento centrale della strategia dell’azienda per trasformarsi in una potenza dell’intelligenza artificiale.

Non tutti condividono però l’entusiasmo. Diversi economisti e ricercatori accademici sottolineano come la storia dell’automazione renda difficile prevedere l’impatto reale sull’occupazione e sulla produttività: c’è chi teme che l’introduzione di queste macchine finisca per abbassare, anziché innalzare, l’efficienza complessiva, o che semplicemente sostituisca lavoratori senza generare reali guadagni economici. Anche il sindacato United Automotive Workers ha espresso forte scetticismo, definendo i robot umanoidi una minaccia per i posti di lavoro più che uno strumento di progresso.

I robot collaborativi

Alcuni costruttori, come General Motors, restano più cauti, sviluppando invece robot “collaborativi” dotati di braccia ma privi di gambe, ritenuti più pratici per le esigenze reali degli stabilimenti. Resta inoltre irrisolto un nodo tecnico cruciale: replicare la destrezza della mano umana, sfida che finora ha messo in difficoltà anche i ricercatori più esperti del settore.

Sullo sfondo, la competizione con la Cina, dove i costi di sviluppo di questi robot risultano nettamente inferiori grazie a una filiera industriale già consolidata — un vantaggio che le aziende occidentali dovranno colmare per non restare indietro nella corsa alla fabbrica del futuro.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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