(mynewsroom.it) Nato come scarpa da barca e bollato come simbolo del decadimento estetico occidentale, la Crocs è diventata un fenomeno globale da oltre quattro miliardi di dollari di fatturato. Vent’anni di scherno non sono bastati a fermarla: la Classic Clog resta il pezzo forte di un marchio che continua a crescere a doppia cifra fuori dagli Stati Uniti. Un’ode personale al comfort che sfida ogni canone di eleganza.
C’è un aneddoto che circola da anni nel mondo della moda: l’attrice burlesque Dita Von Teese avrebbe confessato di avere incubi all’idea di innamorarsi di un uomo in Crocs. È solo l’ultima delle tante frecciate rivolte allo zoccolo di gomma forata che da un ventennio divide il pubblico tra chi lo detesta e chi non riesce più a farne a meno.
La storia del marchio comincia nel 2002 a Boulder, in Colorado, quando tre soci misero a punto un mocassino da barca realizzato in Croslite, una resina brevettata capace di adattarsi al piede. Il debutto in fiera fu modesto — appena duecento paia vendute — ma bastò la comparsa nel film satirico “Idiocracy” di Mike Judge, nel 2006, a consacrare la calzatura come icona pop, sebbene la pellicola la usasse come metafora del declino culturale occidentale.
Da allora il paradosso si è capovolto: proprio i modelli giudicati più brutti sono diventati un caso di costume, capaci di conquistare anche le passerelle dell’alta moda.

I numeri confermano la traiettoria
Nel 2025 il gruppo Crocs Inc. ha chiuso l’anno con ricavi consolidati superiori ai quattro miliardi di dollari, in leggero calo complessivo a causa della flessione del marchio HeyDude, ma con il brand Crocs in crescita per l’ottavo anno consecutivo, trainato da un’espansione internazionale a doppia cifra che ha in parte compensato il rallentamento del mercato nordamericano.
Gli zoccoli restano il cuore del business, con circa tre quarti delle vendite del marchio, seguiti da sandali e dai piccoli ciondoli decorativi Jibbitz, ormai una categoria a sé stante. Il gruppo, quotato al Nasdaq, opera in oltre ottanta Paesi e ha superato quota 300 milioni di paia vendute nel corso della sua storia.

Il successo negli outlet
Anche in Italia il marchio, storicamente associato soprattutto al modello Original e alle linee bambino, ha consolidato la propria presenza con negozi monomarca nei principali outlet del Paese, da Castel Romano a Barberino, da Vicolungo a Fidenza, oltre alla distribuzione capillare tramite le grandi catene di calzature e i portali di e-commerce generalisti.
Il debutto italiano, tra i primi mercati europei toccati dal boom degli anni Duemila, ha seguito lo schema già visto altrove: diffidenza iniziale, poi adozione trasversale tra generazioni e infine espansione della gamma oltre la calzatura, dall’abbigliamento agli accessori.