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Crocs lo zoccolo di gomma… chic

Posted on 6 Settembre 202626 Agosto 2026 by Paolo Bonanni

(mynewsroom.it) Nato come scarpa da barca e bollato come simbolo del decadimento estetico occidentale, la Crocs è diventata un fenomeno globale da oltre quattro miliardi di dollari di fatturato. Vent’anni di scherno non sono bastati a fermarla: la Classic Clog resta il pezzo forte di un marchio che continua a crescere a doppia cifra fuori dagli Stati Uniti. Un’ode personale al comfort che sfida ogni canone di eleganza.

C’è un aneddoto che circola da anni nel mondo della moda: l’attrice burlesque Dita Von Teese avrebbe confessato di avere incubi all’idea di innamorarsi di un uomo in Crocs. È solo l’ultima delle tante frecciate rivolte allo zoccolo di gomma forata che da un ventennio divide il pubblico tra chi lo detesta e chi non riesce più a farne a meno.

La storia del marchio comincia nel 2002 a Boulder, in Colorado, quando tre soci misero a punto un mocassino da barca realizzato in Croslite, una resina brevettata capace di adattarsi al piede. Il debutto in fiera fu modesto — appena duecento paia vendute — ma bastò la comparsa nel film satirico “Idiocracy” di Mike Judge, nel 2006, a consacrare la calzatura come icona pop, sebbene la pellicola la usasse come metafora del declino culturale occidentale.

Da allora il paradosso si è capovolto: proprio i modelli giudicati più brutti sono diventati un caso di costume, capaci di conquistare anche le passerelle dell’alta moda.

I numeri confermano la traiettoria

Nel 2025 il gruppo Crocs Inc. ha chiuso l’anno con ricavi consolidati superiori ai quattro miliardi di dollari, in leggero calo complessivo a causa della flessione del marchio HeyDude, ma con il brand Crocs in crescita per l’ottavo anno consecutivo, trainato da un’espansione internazionale a doppia cifra che ha in parte compensato il rallentamento del mercato nordamericano.

Gli zoccoli restano il cuore del business, con circa tre quarti delle vendite del marchio, seguiti da sandali e dai piccoli ciondoli decorativi Jibbitz, ormai una categoria a sé stante. Il gruppo, quotato al Nasdaq, opera in oltre ottanta Paesi e ha superato quota 300 milioni di paia vendute nel corso della sua storia.

Il successo negli outlet

Anche in Italia il marchio, storicamente associato soprattutto al modello Original e alle linee bambino, ha consolidato la propria presenza con negozi monomarca nei principali outlet del Paese, da Castel Romano a Barberino, da Vicolungo a Fidenza, oltre alla distribuzione capillare tramite le grandi catene di calzature e i portali di e-commerce generalisti.

Il debutto italiano, tra i primi mercati europei toccati dal boom degli anni Duemila, ha seguito lo schema già visto altrove: diffidenza iniziale, poi adozione trasversale tra generazioni e infine espansione della gamma oltre la calzatura, dall’abbigliamento agli accessori.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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