(Die Welt) Dopo il boom pandemico e la correzione dei prezzi, il mercato dei distillati pregiati mostra segnali di maturità. Gli esperti consigliano un orizzonte di almeno dieci anni. Le bottiglie da collezione restano l’asset più liquido, ma servono selezione, competenza e la disponibilità a stappare in caso di delusione.
Il whisky non seduce più soltanto i palati raffinati: da anni è entrato a pieno titolo tra gli asset alternativi di lusso. Negli ultimi dieci anni le bottiglie rare hanno guadagnato in media il 112% di valore, posizionandosi secondo il Wealth Report di Knight Frank davanti persino ai vini di Borgogna tra le classi d’investimento più redditizie del comparto luxury.
Un caso emblematico è lo “Snow Phoenix” di Glenfiddich, edizione speciale nata da un inverno rigido che danneggiò un magazzino di invecchiamento in Scozia: le 12.000 bottiglie, vendute nel 2010 a 50 sterline l’una, oggi vengono scambiate tra le 790 e le 850 sterline, con un incremento superiore al 1.400% in sedici anni.
Il 2025, tuttavia, ha segnato una battuta d’arresto: le rarità hanno perso il 10,9% di valore, complici il rialzo dei tassi d’interesse, il calo dei consumi di alcolici e i nuovi dazi statunitensi che colpiscono l’export scozzese, principale produttore mondiale con 700 milioni di litri l’anno. Secondo gli esperti interpellati, però, proprio queste turbolenze avrebbero reso il mercato più maturo e meno esposto alle bolle speculative degli anni del boom da Covid.

Aspettare dieci anni
Philipp Racher, autore di una guida dedicata al whisky come investimento, invita alla prudenza: la categoria andrebbe considerata solo come componente minoritaria di un portafoglio diversificato, con un orizzonte temporale di almeno un decennio. Il suo consiglio per chi inizia è puntare su un piccolo assortimento di venti o trenta bottiglie, magari acquistate gradualmente nel tempo, evitando tassativamente le etichette da supermercato a favore di edizioni limitate o riserve speciali reperibili presso rivenditori specializzati, piattaforme online dedicate o direttamente in distilleria.
I primi rialzi di valore significativi si osservano generalmente tra i due e i cinque anni dall’imbottigliamento, quando recensioni positive iniziano ad attrarre l’interesse dei collezionisti.

Investire anche in botti
Tra whisky scozzese, irlandese, bourbon americano e le produzioni ormai affermate del Giappone, gli analisti indicano ancora la Scozia come il segmento più liquido e trasparente, mentre mercati emergenti come India e Taiwan restano in una fase di selezione qualitativa.
Un’alternativa alle bottiglie è l’investimento in botti intere, opzione potenzialmente redditizia ma segnata da scarsa trasparenza dei prezzi e dalla presenza di operatori poco affidabili, motivo per cui viene raccomandata soprattutto attraverso broker specializzati.
Attenzione alla torba
Anche il metodo produttivo resta sotto osservazione: la torba usata per affumicare il malto è sempre più discussa per il suo impatto ambientale, e normative più severe potrebbero in futuro condizionare il valore delle bottiglie esistenti.
Un ultimo suggerimento, quasi filosofico, arriva ancora da Racher: non comporre mai un portafoglio con etichette che non piacciono davvero, perché se l’investimento non rende come sperato, resta sempre la possibilità di stappare la bottiglia e goderselo.