(Les Echos) Sottoterra e al sicuro: la guerra in Iran, ansia da intelligenza artificiale e polarizzazione politica alimentano un mercato in piena espansione, che promette rifugi di lusso quanto moduli economici da poche migliaia di dollari. Gli Stati Uniti scoprono una nuova ossessione: prepararsi alla fine del mondo, con tutti i comfort possibili.
Nel Dakota del Sud, lungo una strada deserta, 575 bunker seminterrati punteggiano la prateria: è quella che viene descritta come la più grande comunità survivalista del pianeta. Gli antichi depositi di munizioni dell’esercito americano, dismessi nel 1967, sono stati riconvertiti dalla società Vivos in rifugi vendibili a partire da 55.000 dollari, in un mix tra campeggio survivalista e comfort alberghiero. I circa duecento primi residenti, per lo più assenti dal sito, si preparano a epidemie, guerre civili o bombardamenti, protetti da recinzioni e guardie armate.
Il fenomeno non è isolato. Secondo la società di ricerca Blueweave, il mercato mondiale dei bunker sotterranei ha generato 23 miliardi di dollari nel 2024 e dovrebbe raggiungere i 36 miliardi entro il 2030, spinto dalle tensioni geopolitiche e dalla crescente popolarità delle idee survivaliste, rilanciate anche da celebrità come Kim Kardashian e Mr Beast.
Tra gli imprenditori del settore, Ron Hubbard, fondatore di Atlas Survival Shelters, racconta un’attività in forte crescita dopo lo scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, con richieste che arriverebbero perfino da membri del governo americano. Diversamente da Vivos, la sua azienda realizza rifugi direttamente nelle abitazioni dei clienti.

Non solo nucleare tra le paure
Accanto al timore di un conflitto nucleare, pesano anche gli scenari di incendi, tempeste, inondazioni o rivolte sociali: molti clienti benestanti, spiega un altro operatore del settore, temono più che altro di dover difendersi da un possibile risentimento popolare contro i ricchi.
Sembra che quasi 20 milioni di statunitensi si preparino oggi a un’eventuale crisi, con l’obiettivo di poter sopravvivere almeno un mese senza aiuti esterni. Se il fenomeno era già cresciuto dopo la pandemia di Covid-19, oggi si intreccia anche con le paure legate all’intelligenza artificiale, percepita da alcuni come una tecnologia che potrebbe facilitare la creazione di armi di distruzione di massa.

Da 25mila dollari e 25 milioni
Il mercato copre tutte le fasce di prezzo: dai rifugi extra-lusso da 25 milioni di dollari, dotati di armeria e porte anti-esplosione, fino ai residence sotterranei ricavati in ex silos missilistici nel Kansas, con piscina e cinema, passando per soluzioni di fascia media attorno agli 800.000 dollari e moduli prefabbricati da 25.000 dollari, accessibili ma spartani. Anche i grandi nomi della tecnologia, come il fondatore di Meta e il cofondatore di OpenAI, sono stati associati a rifugi sotterranei nelle loro proprietà, pur derubricandoli ufficialmente a semplici cantine rinforzate o protezioni antiuragano.